sabato 10 agosto 2019

I libri di giugno

Il mese di giugno è stato negativo dal punto di vista della lettura. Solo un libro e mezzo.

Mezzo perchè il libro del GDL di questo mese l'ho abbandonato. Pesante, brutto, lento e a tratti incomprensibile. Ho resistito fino al 30% del kindle poi ho preferito lasciar andare e non perdere tempo. Come dice la mia amica Lele c'è troppo in giro di bello da leggere e non possiamo perdere tempo con i libri che non ci piacciono!!! E poi.. questo mese è uscito l'ultimo libro di Maurizio De Giovanni. L'epilogo della storia del commissario Ricciardi!

1. L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers
2. Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni

L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers è il libro che ho abbandonato.

Questo è un libro molto particolare che narra una storia vera, nella quale si intrufola una buona dose di fiction. All'età di 22 anni Eggers rimane orfano. Dave si ritrova non solo orfano ma anche 'madre single' del fratello Cristopher di 8 anni, affidatogli dai fratelli. Dave e il fratello si trasferiscono a Berkeley dove vivono insieme in un caos fatto di cibi in scatola scaduti e attrezzi sportivi sparsi per la casa. Nei primi anni '90 Dave fonda la divertentissima (e molto hip) rivista 'Might', che diventa subito una specie di Bibbia di tendenza per i giovani di S. Francisco.

Avrei dovuto farlo sin dalla premessa ma mi sono lasciata tentare perchè volevo capire fin dove poteva arrivare l'autore. Avevo letto ottime recensioni, ma forse non è proprio il mio genere!!!


E quindi sono passata a leggere Il pianto dell'alba. Ultima ombra per il commissario Ricciardi di Maurizio De Giovanni.

Con un colpo di scena struggente il commissario Ricciardi chiude il suo ciclo.

«La paura, pensò Ricciardi. La paura, quella morsa allo stomaco e al cuore, il respiro che si fa corto, il sudore. Se hai qualcuno che ami, se qualcuno dipende da te, la paura è diversa. Cambia colore.»

Tutto il dolore del mondo, è questo che la vita ha riservato a Ricciardi. Almeno fino a un anno fa. Poi, a dispetto del buonsenso e delle paure, un pezzo di felicità lo ha preso al volo pure lui. Solo che il destino non prevede sconti per chi è condannato dalla nascita a dare compassione ricevendo in cambio sofferenza, e non è dunque su un omicidio qualsiasi che il commissario si trova a indagare nel torrido luglio del 1934. Il morto è l’uomo che per poco non gli ha tolto la speranza di un futuro; il principale sospettato, una donna che lo ha desiderato, e lo desidera ancora, con passione inesauribile. Così, prima di scoprire in modo definitivo se davanti a sé, ad attenderlo, c’è una notte perenne o se ogni giorno arriverà l’alba con le sue promesse, deve ancora una volta, più che mai, affrontare il male. E tentare di ricomporre, per quanto è possibile, ciò che altri hanno spezzato.

Credo che De Giovanni abbia fatto bene a concludere la serie e abbandonare un personaggio così particolare, prima di fargli perdere tutto il suo fascino e il suo mistero. Durante la lettura ho cercato di assaporare in ogni pagina, senza chiedermi “come” sarebbe stato l’addio. Non racconterò nulla della trama, però posso dire che trovare finalmente Ricciardi sposato con Enrica in dolce attesa è stato un momento che mi ha regalato gioia vera.
Però ... quanto ci mancherà Luigi Alfredo Ricciardi, barone di Malomonte?


 

sabato 3 agosto 2019

I libri di maggio

Ci sono stati un po' di cambiamenti in questo mese e il tempo per leggere è drasticamente diminuito. Non ho più la mia mezz'ora dopo pranzo e nel pomeriggio ho sempre un bel po' di cose da recuperare. Perciò questo mese ho letto solo 4 libri, di cui due per il nostro GDL.

1. Chiamate la levatrice di Jennifer Worth
2. Terre rare di Sandro Veronesi
3. L'uomo delle castagne di Søren Sveistrup
4. Tanti piccoli fuochi di Celeste Ng

Con le amiche del gruppo di lettura ho letto Chiamate la levatrice di Jennifer Worth.

La cronaca, quasi un diario, delle giornate di una levatrice nell'East Side di Londra inizi anni Cinquanta. Con lei si entra nella realtà delle Docklands, vite proletarie che sembrano immagini della plebe ottocentesca più che cittadini lavoratori del democratico Novecento. Si entra in questa desolazione impensabile con una voglia di verità quotidiana raramente riscontrabile in un libro, ma anche con una rispettosa allegria, con la sicura fiducia che quel mondo stia per finire, senza rimpianti, grazie ai radicali cambiamenti apportati dal Sistema sanitario nazionale appena nato. Come poi fu, almeno fino ad oggi. La fresca verve di Jennifer Worth, nel trattare una materia così cruda, crea una formula ingegnosa (e di grande successo sia letterario che come fiction televisiva). L'eroismo quotidiano di interventi clinici spesso drammatici, si mescola alla denuncia sociale, alla fiamma inestinguibile dei sentimenti umani, e alla ricchissima quantità di storie e ritratti. Accanto a questi, la galleria, tenera, nobile e a tratti comica, delle giovani levatrici e delle suore del convento di Nonnatus House, da cui le ragazze dipendevano professionalmente e dove abitavano. Su questa testimonianza aleggia un lieve "effetto Dickens" con un tocco di innocente gaiezza, che però non nasconde un monito evidente a favore delle politiche sociali solidaristiche, a non smantellare, per la scarsa memoria del passato, gli strumenti che hanno permesso di diffondere dignità umana.

E' un libro molto bello: sia per quello che racconta sia per il modo in cui viene raccontato. Mi è piaciuto molto. Per scrivere questo libro l'autrice si è ispirata alle proprie esperienze come infermiera e levatrice negli anni '50. È Jennifer protagonista e voce narrante. Ho scoperto che da questo libro è stata tratta una serie TV e ci sono altri due libri successivi. Prima o poi li leggerò!!


Dopo aver letto tanti anni fa Caos Calmo, convinta da un amico lettore ho scelto di leggere il seguito: Terre rare di Sandro Veronesi.

Nel giro di ventiquattr’ore un uomo perde il controllo della propria vita: fa un grave errore sul lavoro, gli viene sequestrata la patente, trova l’ufficio sigillato dalla Finanza, scopre che il suo socio è fuggito lasciandolo nei guai, rompe definitivamente con la sua compagna – e nel frattempo sua figlia è scappata da casa. Credendosi braccato, fugge a sua volta, alla cieca, ma lo sfacelo cui si è di colpo ridotta la sua vita, man mano che egli lo affronta, si rivela sempre più chiaramente un approdo, fatale e familiare – secondo una mappa interiore che era stata tenacemente rimossa. Quest’uomo è Pietro Paladini, l’eroe immobile di Caos calmo, che nove anni dopo ritroviamo nella situazione opposta, roso dall’ansia e senza più un posto dove stare, costretto a vagare alla ricerca di quella pace improvvisamente perduta, o meglio – e questa sarà la sua scoperta – mai veramente avuta. La rimozione, la fuga, la famiglia che si disgrega, il confuso declino dell’Occidente, lo sforzo tragicomico di restare onesti in un tempo che spinge continuamente verso l’illegalità – e poi, di colpo, la verità. Alla fine di Caos calmo Paladini rispondeva a un celebre verso di Dylan Thomas affermando che “la palla che lanciammo giocando nel parco è tornata giù da un pezzo. Dobbiamo smettere di aspettarla”. Si sbagliava, la palla era ancora per aria. Torna giù ora, in Terre rare. 

Confesso che Caos Calmo mi è piaciuto molto di più. Una storia poco credibile, molto incasinata e che non mi ha preso più di tanto! Ecco.. diciamo che non è un libro che consiglierei!!!

Per riprendermi ho scelto un bel giallo, di quelli che ti tengono incollata alle pagine: L'uomo delle castagne di Søren Sveistrup.

Troppe cornacchie dietro il trattore. Saltellano freneticamente intorno a qualcosa di bianco, pallido e informe. Un maiale. Gli occhi spenti, il corpo che freme e si agita, come se provasse a spaventare le cornacchie, appollaiate a mangiare da un grosso foro di arma da fuoco sulla sua nuca. Un navigato agente di polizia, a una settimana dalla pensione, si ferma davanti alla fattoria di un vecchio conoscente, nei dintorni di Copenaghen. Qualcosa non va. Un maiale morto lasciato lì. Non si fa così, in campagna. Apre la porta d'ingresso, socchiusa, con due dita, come nei film. Per vedere una cosa che non avrebbe mai voluto vedere: sangue, un cadavere mutilato, altri corpi da scavalcare. Cammina fino all'ultima stanza, dove centinaia di omini fatti di castagne e fiammiferi - infantili, incompleti, deformi - lo guardano ciechi. Stravolto, si chiude la porta alle spalle, senza sapere che l'assassino lo sta fissando.

Questo libro è tutto fuorché un romanzo banale: si ha sempre la sensazione che ci sfugga qualcosa, che stiamo imboccando la strada che il killer ha sempre voluto che prendessimo; ha una forza narrativa magnetica, il tipo di romanzo che porta a dire “ancora un capitolo” anche se sono le due di notte e la mattina dopo ti devi alzare presto!!!

Ho finito il mese di maggio leggendo con le amiche del GDL Tanti piccoli fuochi di Celeste Ng.

1998, Shaker Heights, Cleveland Ohio, lo Stato che da sempre con il suo voto determina il successo o meno di un candidato alla presidenza. Perché combina una generale tendenza liberale a una forte dose di conservatorismo di élite. Una comunità fondata su un insediamento Shaker e popolata da una maggioranza di benintenzionati democratici, e abbienti. Le comunità Shaker erano caratterizzate dalla sovrabbondanza di regole - dall'ora migliore per alzarsi al mattino a come scegliere il compagno di vita. E una delle protagoniste del romanzo, Mrs Richardson, è cresciuta incarnando questa filosofia di vita: una famiglia da sempre insediata nella comunità, molto abbiente, perfettamente inserita in ogni comitato e organizzazione. All'inizio del romanzo troviamo Mrs Richardson in strada, davanti alle rovine fumanti della sua bellissima casa. Qualcuno ha appiccato un piccolo fuoco in ciascuna delle sue stanze perfette. Il dito della signora punta subito su Izzy, la più piccola dei suoi quattro figli. Ribelle da sempre, una pecora nera appena adolescente, diversissima dai fratelli in partenza per le università più prestigiose del paese, Izzy invece è in fuga per chissà dove. Mia invece è una fotografa single che ha scelto una vita itinerante con la figlia, fin dalla nascita, cavandosela a malapena con lavori vari, per avere tempo libero da dedicare alla sua arte. Con un buon successo, però accuratamente nascosto: le sue opere sono state vendute a una prestigiosa galleria di New York, ma Mia non parla mai di questo, né del suo passato. Mia lavora controvoglia come domestica e cuoca nella lussuosa casa di Mrs Richardson, in cambio di un piccolo alloggio. La figlia Pearl ha fatto amicizia con i quattro ragazzi Richardson, e Mia le ha promesso di metter fine al vagabondaggio... e allora come mai quella che dovrebbe essere una svolta decisiva diventa a poco a poco un problema per madre e figlia, e non solo? Accade quando un vecchio amico dei Richardson decide di adottare un bambino sino-americano. Ne nasce una battaglia per la custodia che divide l'intera cittadina. Mia ed Elena si troveranno su fronti opposti e questo farà scattare nella mente di Elena il sospetto che Mia nasconda un passato torbido. Ma questa sua ossessione avrà costi altissimi.

Shaker Heights in Ohio è abitata da una comunità che ha regolamentato ogni aspetto della vita. In questo mondo perfetto arrivano una mamma e sua figlia a sconvolgere gli equilibri. Protagoniste assolute sono due madri, totalmente diverse ma che a modo loro amano i propri figli.
Una frase mi ha colpito: “A volte bisogna bruciare tutto e ricominciare da capo. Dopo un incendio il terreno diventa più ricco e possono crescere cose nuove. Anche le persone sono fatte così. Ricominciano da capo”.
E' un romanzo denso di tematiche e composto da una storia intricata quanto tremendamente interessante, che non può essere letto in due ore. Il romanzo di Celeste Ng ha bisogno di tempo per comprendere appieno la sua potenza e riflettere su quanto si è appena letto, per questo consiglio di non affrettarsi nella lettura e godersi appieno la storia creata con così tanta cura dall'autrice.