sabato 14 settembre 2019

I libri di agosto


Il mese delle vacanze è il mese in cui di solito leggo di più. Ma quest'anno le vacanze sono state poche. Troppo poche.
Sofia e il papino sono andati in vacanza da soli all'inizio del mese e io sono rimasta in città a lavorare. Ne ho approfittato per leggere nelle lunghe serate di "casa silenziosa"... Ma non sono riuscita a mantenere la media degli altri anni.
Questi i libri di agosto.

1. Ogni riferimento è puramente casuale di Antonio Manzini
2. L'alienista di Caleb Carr
3. Un aereo senza di lei di Michel Bussi
4. Una vita come tante di Hanya Yanagihara
5. L'estate che conobbi il Che di Luigi Garlando
6. Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti


Il primo è stato Ogni riferimento è puramente casuale di Antonio Manzini. L'ho iniziato con tanta curiosità. Da innamorata pera di Schiavone ho iniziato questo libro con tanta voglia ma... Manzini è davvero straordinario quando scrive di Schiavone e delle sue indagini, mentre in questa versione lo trovo molto meno incisivo.

Antonio Manzini ritorna, dopo Sull’orlo del precipizio, alla satira del mondo della comunicazione e dell’editoria. Ironia spietata nel dipingere una realtà che a tratti diventa amara e squallida, oppure davvero spassosa. Dal rito delle presentazioni, alle campagne comunicative, dall’ossessione della prima pagina, alla ricerca della benevolenza del critico, dalla concorrenza tra editori, alle abitudini degli uffici stampa, all’incubo dei manoscritti, questi racconti sono tutti scritti con un sarcasmo al limite del grottesco.

Per me è un NO. Non mi è piaciuto e mi spiace davvero tanto. Aspetterò con ansia la prossima avventura di Rocco!


Per riprendermi mi sono fiondata su un thriller psicologico"sicuro": L'alienista di Caleb Carr.

NEW YORK 1896. Il reporter John Schuyler Moore riceve la chiamata inaspettata di Laszlo Kreizler – psicologo e “alienista” –, un suo amico di vecchio corso. Il dottore lo prega di raggiungerlo al più presto per assistere al ritrovamento di un cadavere. Il corpo è stato orrendamente mutilato e poi abbandonato nelle vicinanze di un ponte ancora in costruzione. La vista di quel macabro spettacolo fa nascere nei due amici un proposito ambizioso: è possibile creare il profilo psicologico di un assassino basandosi sui dettagli dei suoi delitti? In un’epoca in cui la società considera i criminali geneticamente predisposti, il giornalista e il dottore dovranno fare i conti con poliziotti corrotti, gangster senza scrupoli e varia umanità. Scopriranno, a loro spese, che cercare di infilarsi nella mente contorta di un assassino può significare trovarsi di fronte all’orrore di un passato mai cancellato. Un passato pronto a tornare a galla di nuovo, per uccidere ancora.

Bello bello! Belli i personaggi, bella la storia scritta in modo affascinante. Un libro che ti rapisce. A volte viene voglia di saltare delle righe per leggere il passaggio successivo

Con le amiche del GDL ho letto Un aereo senza di lei di Michel Bussi

Francia, 1980. In una notte di dicembre, appena prima di Natale, un aereo diretto a Parigi da Istanbul
si schianta contro il Mont Terrible, nel Giura. Fra i rottami viene ritrovata una bambina di tre mesi, sbalzata fuori al momento della collisione. È l'unica sopravvissuta, ma a bordo le neonate erano due: si tratta di Lyse-Rose o di Emilie? Due famiglie - una ricca e potente di industriali, l'altra povera 
sfortunata di ristoratori ambulanti - si fanno a pezzi per anni perché venga riconosciuta loro la paternità di quella che viene soprannominata dalla stampa francese la "Libellula", in un'epoca in cui il test del DNA non esiste ancora. La prima sentenza dà sorprendentemente ragione ai più poveri, ma i ricchi non si danno per vinti e assoldano un eccentrico investigatore che per diciotto anni cerca la verità. E quando finalmente la trova, la consegna in segreto nelle mani della ragazza ormai maggiorenne. Subito dopo, viene ritrovato cadavere nel suo studio. E lei scompare. Dai quartieri parigini a Dieppe, da Marne-la- Vallée al Giura, il lettore viene trascinato in una corsa affannosa e ricca di continui colpi di scena, fino all'incredibile finale. Quanto peso ha il destino in questa vicenda? Oppure qualcuno, fino dall'inizio, manovra tutti i protagonisti di questo dramma? Un aereo senza di lei è un thriller la cui trama è basata sulle false apparenze e sulla manipolazione del lettore, che fino alla fine si interroga sulla vera identità della neonata.

Dopo Ninfee nere ci piaceva leggere altro di Bussi. Lo stile è semplice e pulito, ci sono dei validi colpi di scena e i personaggi sono ben delineati ma secondo me mancano i "geni creativi" che hanno caratterizzato invece Ninfee Nere. Un bel libro, ma non memorabile.


Il prossimo libro meriterebbe un post tutto suo, e prima o poi lo farò. Uno dei libri più belli mai letti. Scovato leggendo un gruppo Facebook non mi sono lasciata intimorire dalla mole e ho letto e finito in pochissimo  tempo Una vita come tante di Hanya Yanagihara

Vasto come un romanzo ottocentesco, brutale e modernissimo per i suoi temi, Una vita come tante è un
libro avvincente e ipnotico che ha trascinato lettori e critica per la sua forza narrativa. «Quante volte capita che un romanzo sia inquietante fino alle lacrime eppure così rivelatorio della gentilezza della natura umana da farvi sentire in uno stato di grazia? La seconda stupefacente opera di Hanya Yanagihara scandaglia a fondo le vite intime dei suoi personaggi e il lettore non solo ne prende a cuore il destino ma ha l’impressione di viverle in prima persona. Le sue pagine sono piene di dolore, ma ovunque emerge l’infinita capacità dell’uomo di resistere e di amare» (The San Francisco Chronicle).
L’uscita di questo imponente romanzo ha suscitato un sentimento quasi unanime di stupore. Il repertorio dei commenti descrive nella maggior parte dei casi una qualità particolare del libro, ossia la capacità di far scaturire una passione trascinante per i suoi personaggi e la loro storia, di far trascorrere il tempo come fosse in accelerazione, di donare la sensazione, ormai desueta, che la lettura di un romanzo possa impadronirsi delle nostre vite. 

«Non capita spesso di leggere un romanzo di queste dimensioni e di pensare “vorrei che fosse più lungo”» (Times)

«Totalmente coinvolgente, meravigliosamente romantico, a volte straziante, mi ha tenuto sveglio fino a tarda notte, una sera dopo l’altra» (Edmund White). 

Sembrano considerazioni ingenue, o furbescamente commerciali, ma le fonti di certo non lo sono. Si potrebbe dire che il romanzo di Hanya Yanagihara è una favola, e ciò spiegherebbe alcune delle reazioni che ha provocato. Una grande favola contemporanea, a tratti di malinconica dolcezza, spesso crudele ed efferata.
In una New York fervida e sontuosa vivono quattro ragazzi, ex compagni di college, che da sempre sono stati vicini l’uno all’altro. Si sono trasferiti nella metropoli da una cittadina del New England, e all’inizio sono sostenuti solo dalla loro amicizia e dall’ambizione. Willem, dall’animo gentile, vuole fare l’attore. JB, scaltro e a volte crudele, insegue un accesso al mondo dell’arte. Malcolm è un architetto frustrato in uno studio prestigioso. Jude, avvocato brillante e di enigmatica riservatezza, è il loro centro di gravità. Nei suoi riguardi l’affetto e la solidarietà prendono una piega differente, per lui i ragazzi hanno una cura particolare, una sensibilità speciale e tormentata, perché la sua vita sempre oscilla tra la luce del riscatto e il baratro dell’autodistruzione. Intorno a Jude, al suo passato, alla sua lotta per conquistarsi un futuro, si plasmano campi di forze e tensioni, lealtà e tradimenti, sogni e disperazione. E la sua storia diventa una disamina, magnifica e perturbante, della crudeltà umana e del potere taumaturgico dell’amicizia. Come accade di rado, da una inconsueta immaginazione narrativa si è distillato un oggetto singolare: un romanzo classico e al tempo stesso modernissimo, capace di creare un mondo di profonda, coinvolgente umanità.

Ho adorato questo libro. Dopo un inizio difficile in cui ho incontrato serie difficoltà a leggere soprattutto ad inquadrare i personaggi, da un certo punto in poi è stato un crescendo. Jude, JB, Malcolm e Willem mi sono entrati nel cuore e finirlo e lasciarli andare è stata dura. E' un libro che consiglio davvero. Non lasciatevi spaventare dalla mole. E' bellissimo!


Qualche ano fa ho letto Per questo mi chiamo Giovanni. Un libro bello e delicato che ha come sottofondo la storia di Falcone. Quando ho "incontrato" L'estate che conobbi il Che di Luigi Garlando non me lo sono lasciato scappare.

È l'estate del 2014. I Mondiali di calcio sono appena cominciati, e Cesare sta per festeggiare il suo dodicesimo compleanno nella villa in cui vive con il padre, amministratore delegato di un'azienda di arredamento, la madre, medico chirurgo di fama, e la sorella, che studia economia e fa la fashion blogger. Oltre la collina abita il nonno, a cui il papà non parla più, ma che per Cesare è una colonna.
Solida come i mobili che nascono dalle sue mani e che fanno di lui "il più abile poeta del legno apparso sulla terra, dopo San Giuseppe". Quando il nonno non si presenta alla festa, Cesare ha un brutto presentimento, così inforca la bici e corre a cercarlo a casa. Appena in tempo per vederlo trasportato su un'ambulanza. Sconvolto, Cesare nota, un attimo prima che lo portino via, il tatuaggio che il nonno ha sulla spalla. Chi è l'uomo con la barba? Qualche giorno dopo, scopre che quel volto non appartiene a Gesù, come aveva pensato in un primo momento, ma a un tale Ernesto Che Guevara. Ed è solo l'inizio. Tesa ed emozionante come un finale di partita, la vita straordinaria del Che raccontata da un nonno a suo nipote col passo incalzante della scrittura di Luigi Garlando. Un romanzo che intreccia una storia attuale, dell'Italia nella crisi economica, all'avventura rivoluzionaria del combattente argentino e alla sua caparbia ed eroica ricerca di un mondo più giusto per tutti.

E' sicuramente un libro per ragazzi scritto in modo semplice e a volte divertente. I libri di Garlando sono avvincenti e mai noiosi pur raccontando fatti di vita vera a volte non piacevoli. Spero un giorno di riuscire a farli leggere a mia figlia, che al momento ha altri interessi!


Il mese di agosto si chiude con  Fiori sopra l'inferno di Ilaria Tuti. Avevo letto su una rivista specializzata dell'uscita del romanzo d'esordio di questa scrittrice italiana e mi sono incuriosita. 

Tra i boschi e le pareti rocciose a strapiombo, giù nell’orrido che conduce al torrente, tra le pozze

d’acqua smeraldo che profuma di ghiaccio, qualcosa si nasconde. Me lo dicono le tracce di sangue, me lo dice l’esperienza: è successo, ma potrebbe risuccedere. Questo è solo l’inizio. Qualcosa di sconvolgente è accaduto, tra queste montagne. Qualcosa che richiede tutta la mia abilità investigativa.
Sono un commissario di polizia specializzato in profiling e ogni giorno cammino sopra l’inferno. Non è la pistola, non è la divisa: è la mia mente la vera arma. Ma proprio lei mi sta tradendo. Non il corpo acciaccato dall’età che avanza, non il mio cuore tormentato. La mia lucidità è a rischio, e questo significa che lo è anche l’indagine.
Mi chiamo Teresa Battaglia, ho un segreto che non oso confessare nemmeno a me stessa, e per la prima volta nella vita ho paura.



Nonostante alcune descrizioni risultino troppo lunghe e ripetitive, non mi è dispiaciuto. Abituata a "seri thriller psicologici" come quelli di Cabb questo sicuramente non può essere collocato tra i thriller: non ne ha le caratteristiche.
Interessante è il personaggio del commissario Battaglia, donna dai metodi rudi con problemi di memoria, ma molto amata dai suoi. Potrebbe essere interessante seguirne l'evoluzione...