mercoledì 22 gennaio 2014

Joyland di Stephen King

Confesso che non amo molto Stephen King anche se ho letto molti dei suoi romanzi. Ho letto Joyland durante le scorse vacanze di Natale convinta da mio marito che l’ha adorato.
Pensavo di leggere la solita storia paurosa, piena di eventi soprannaturali e scene raccapriccianti, tipiche dei romanzi di King. Invece no. Questa è una storia toccante, che emoziona e va dritta al cuore. Partendo da un “giallo” si evidenzia con lo scorrere della storia, un tema fondamentale, quello del passaggio da un’età all’altra.

Da ventunenne la vita è come una cartina stradale. Solo quando arrivi ai venticinque o giù di lì, cominci a sospettare di averla guardata capovolta, per poi esserne certo intorno ai quaranta. Arrivato ai sessanta, fidatevi, capisci di esserti perso nella giungla

La storia è ambientata nel 1973 e il protagonista è Devin Jones, studente universitario che sta vivendo la prima cocente delusione d’amore. Per dimenticare la ragazza che lo ha tradito e soprattutto per guadagnare qualche dollaro in più accetta un lavoro in un luna park Joyland.
E’ accolto da uno strambo gruppo di personaggi: la signora Shoplaw che gli affitta una stanza ad Heavens Bay, i coetani Tom ed Erin che squattrinati come lui hanno accettato di lavorare al parco, e che diventeranno i suoi migliori amici.
Lavorando a Joyland, Dev e i suoi amici scopriranno che il parco dei divertimenti nasconde un terribile segreto: nel “Castello del brivido” c’è il fantasma di una giovane ragazza uccisa barbaramente quattro anni prima. Il violento assassino non è stato mai identificato e Devin si troverà ad indagare. Nelle “indagini” sarà aiutato da Mike, giovane ragazzino che vive su una sedia a rotelle a causa di una malattia e dalla sua affascinante madre, Annie. Non vi racconto come e perché sono importanti questi due personaggi per non spoilerare. Ma, nella seconda metà del libro, diventeranno “personaggi-chiave” per la storia.

La storia scorre molto velocemente, anche se soprattutto verso la fine almeno una cinquantina di pagine, King ce le poteva risparmiare. Mi sono ripromessa prima o poi di leggere almeno qualche pagina in lingua originale. A Joyland si utilizza un “gergo” particolare, un linguaggio che l’autore si è inventato di sana pianta (credo!) Temo che la traduzione pecchi un po’, perché certi termini proprio non si possono sentire!!!! Tra l’altro, cercando un po’ in giro notizie sul libro ho letto che l’edizione italiana risulta gonfiata, ha un carattere molto grande e interlinee esagerate!!!

Comunque la storia è molto coinvolgente, grazie soprattutto alla capacità dell’autore di definire in maniera esemplare i protagonisti: per esempio le angosce – soprattutto sentimentali – di Devin sono descritte in modo tale da esserne davvero partecipi. Inoltre l’alone di mistero che aleggia sin dalle prime pagine spinge chi legge a proseguire nella lettura, senza fermarsi, fino alla risoluzione del mistero.
Una lettura consigliata sicuramente, ma non aspettatevi un capolavoro!

Potete trovare la mia recensione anche su ZeBuk

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