sabato 17 agosto 2019

I libri di luglio

Periodo di insonnia. Vuoi per il caldo, vuoi per un po' di preoccupazioni in questo mese di luglio ho dormito davvero poco. In compenso ho letto tanto, complice anche qualche viaggio in treno Firenze-Napoli-Firenze. Questi i libri letti nel mese di luglio:

1. L'amore finchè resta di Giulio Perrone
2. Il crogiuolo di Arthur Miller
3. Il morso della reclusa di Fred Vargas
4. Tutto sarà perfetto di Lorenzo Marone
5. Il sigillo del cielo di Glenn Cooper
6. Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno
7. L’annusatrice di libri di Desy Icardi

Il primo libro di questo mese è L'amore finchè resta di Giulio Perrone. Non è un libro da GDL, così l'ho letto da sola. Ne avevo sentito parlare bene, per questo ho deciso di leggerlo. Carina la storia, scorre veloce, ma nulla di più.

Quartiere Parioli. Tommaso è in mezzo alla strada, una valigia fatta alla bell'e meglio, l'immancabile abbonamento per la Roma in tasca e nient'altro. Ha quarant'anni e non avrebbe mai pensato di trovarsi improvvisamente senza moglie, casa e lavoro. La vita che Tommaso ha attentamente costruito negli anni, in equilibrio su un lavoro poco impegnativo e poco redditizio (psicoterapeuta per un ristretto numero di scombinati pazienti) e sulla rendita elargita dai facoltosi suoceri, crolla nei pochi minuti in cui sua moglie Lucrezia liquida il loro matrimonio come un completo fallimento. Adesso si ritrova solo, schiacciato da quello che ha fatto, ma soprattutto da quello che non ha fatto. Costretto a tornare ad abitare a casa della madre, in un quartiere popolare, inseguito dai creditori, Tommaso prova a reinventarsi in un saliscendi di equivoci, opportunità mancate e idee geniali non coltivate fino all'ultima, incredibile idea.


Con le amiche del GDL abbiamo letto Il crogiuolo di Arthur Miller.
Dramma in 4 atti, è un testo più politico che letterario; sfrutta il processo alle streghe di Salem per criticare la politica del sospetto e della paura sorta con la Guerra Fredda, e il maccartismo da spionaggio per pivelli in cui in ogni individuo, all’infuori di sé, vedeva nell’altro un nemico, una spia russa, una strega.
Il Crogiuolo ci insegna ad aprire gli occhi per vedere dove si nasconde il male. Abigail Williams è una giovane crudele e vendicativa. La sua perversione scatena il processo e la serie di morti che ne conseguiranno, ma la sua persona rimarrà agli occhi di tutti, quella di una fanciulla pia vittima della magia nera di vecchie streghe. A redimere Salem è John Proctor: la consapevolezza di essere la causa di quel massacro, portano il suo personaggio a sacrificarsi per espiare il peccato dell’intera Salem. Con la sua morte, si smaschera Abigail e il suo piano, riabilitando il nome delle vittime, e salvando la vita di sua moglie, Elizabeth, che Abigail aveva accusato di stregoneria.



Contemporaneamente ho letto l'ultimo libro di Fred Vargas con il commissario Adamsberg: Il morso della reclusa.

Il commissario Jean-Baptiste Adamsberg è costretto a rientrare prima del tempo dalle vacanze in Islanda per seguire le indagini su un omicidio. Il caso è ben presto risolto, ma la sua attenzione viene subito attirata da quella che sembra una serie di sfortunati incidenti: tre anziani che, nel Sud della Francia, sono stati uccisi da una particolare specie di ragno velenoso, comunemente detto reclusa. Opinione pubblica, studiosi e polizia sono persuasi che si tratti di semplice fatalità, tanto che la regione è ormai in preda alla nevrosi. Adamsberg, però, non è d'accordo. E, contro tutto e tutti, seguendo il proprio istinto comincia a scandagliare il passato delle vittime.

Mi mancherà. Mi mancherà il mio spalatore di nuvole, il mio adorato Jean-Baptiste, sognatore e disordinato.
Se non l'avete ancora letto, ve lo consiglio. Di tutto cuore.


Dopo Vargas volevo un libro veloce e fresco. Mi sono buttata su Lorenzo Marone, "carta conosciuta" come si dice dalle mie parti. Ho letto "Tutto sarà perfetto".

La vita di Andrea Scotto è tutto fuorché perfetta, specie quando c'è di mezzo la famiglia. Fotografo quarantenne, single e ostinatamente immaturo, Andrea ha sempre preferito tenersi alla larga dai parenti: dal padre Libero, comandante di navi a riposo, procidano, trasferitosi a Napoli con i figli dopo la morte della moglie, e dalla sorella Marina, sposata, con due bambine e un evidente problema di ansia da controllo. Quando però Marina è costretta a partire e a lasciare il padre gravemente malato, tocca ad Andrea prendere il timone. È l'inizio di un fine settimana rocambolesco, in cui il divieto di mangiare dolci e fritti imposto da Marina è solo uno dei molti che vengono infranti. Tallonato da Cane pazzo Tannen, un bassotto terribile che ringhia anche quando dorme, costretto a stare dietro a un padre che si rifiuta di farsi trattare da infermo e che continua a sorprenderlo con richieste imprevedibili, Andrea sbarca a Procida e ritorna dopo anni tra le persone e i luoghi dell'infanzia, sulla spiaggia nera che ha fatto da sfondo alle sue prime gioie e delusioni d'amore e tra le case colorate della Corricella scrostate dalla salsedine. E proprio in mezzo a quei contrasti, in quell'imperfetta perfezione che riporta a galla ferite non rimarginate ma anche ricordi di infinita dolcezza, cullato dalla brezza che profuma di limoni, capperi e ginestre e dal brontolio familiare della vecchia Dyane della madre, Andrea trova finalmente il suo equilibrio.

Tutto ha un perchè nella vita. E questo libro è capitato proprio in un momento in cui avevo bisogno di "recuperare" delle idee, E' difficile spiegare il sentimento che mi ha provocato. La malattia del papà del protagonista, così vicina alla malattia di mio papà mi ha smosso il cuore e il cervello. Era proprio il momento giusto per leggerlo. Nulla succede per caso...


Grazie a mio marito Enrico ho scoperto un bellissimo personaggio: Cal Donovan, insegnante di
Storia della religione e di Archeologia presso la Harvard Divinity School, con un debole per l’alcol, viene spesso chiamato dal Papa per occuparsi di indagini tanto delicate quanto non ufficiali.
Ho letto Il Sigillo del cielo di Glenn Cooper. Questo libro fa parte del cosiddetto genere "Vatican thriller" ed è l'ultimo di una quadrilogia:
1. Il segno della croce
2. Il debito
3. I figli di Dio
4. Il sigillo del cielo

Mosul, 1095. Daniel Basidi è un uomo di fede. Eppure teme che stavolta il Signore abbia caricato un fardello troppo grande sulle sue spalle. Per anni ha cercato di mettere il suo dono al servizio degli altri. Ma quest’ultima rivelazione, terribile e sublime, non può essere condivisa con nessuno, perché è troppo pericolosa. Daniel deve portarla con sé nella tomba. Iraq, 1989. Hiram Donovan è un uomo di scienza. Eppure, quando tocca quella pietra sepolta nella sabbia, si sente come pervadere da una corrente elettrica. E ha paura. Infrangendo la legge e i suoi stessi principi morali, Hiram sottrae l’oggetto dallo scavo e lo spedisce alla moglie, in America. Sarà l’ultima cosa che farà prima di morire. New York, oggi. Cal Donovan è un uomo d’azione. Eppure, non appena riceve la notizia che sua madre è stata uccisa, si sente crollare la terra sotto i piedi. All’apparenza sembrerebbe un furto andato male, se non fosse che in casa non manca nulla. I presunti ladri hanno messo a soqquadro ogni stanza, senza prendere né gioielli, né quadri, né contanti. Che cosa cercassero, Cal lo scopre dopo qualche giorno, in una scatola da scarpe nascosta in fondo a un armadio. Un pacco ancora sigillato che suo padre aveva mandato dall’Iraq trent’anni prima. All’interno, c’è l’ossessione che ha tormentato avventurieri e imperatori, il segreto per cui hanno dato la vita santi e ciarlatani, la minaccia che deve restare sepolta, per il bene del mondo. E ora tocca a Cal proteggerla. A ogni costo.

Secondo l'autore esiste quindi la possibilità di evocare gli angeli grazie all'uso di un oggetto capace di riflettere la luce, un medium particolarmente dotato e la conoscenza delle giuste formule. Ma è molto bravo a non oltrepassare mai il confine dell’inverosimile e a riportarci alla realtà di un mondo che conosciamo bene, dopo averci condotto in quello che non conosciamo.


La mia passione per il cucito è ben nota. Quindi quando ho visto questo libro mi sono innamorata del titolo e della copertina: Il sogno della macchina da cucire di Bianca Pitzorno.

C’è stato un tempo in cui non esistevano le boutique di prêt-à-porter e tantomeno le grandi catene di moda a basso prezzo, e ogni famiglia che ne avesse la possibilità faceva cucire abiti e biancheria da una sarta: a lei era spesso dedicata una stanza della casa, nella quale si prendevano misure, si imbastivano orli, si disegnavano modelli ma soprattutto – nel silenzio del cucito – si sussurravano segreti e speranze.
A narrarci la storia di questo romanzo è proprio una sartina a giornata nata a fine Ottocento, una ragazza di umilissime origini che apprende da sola a leggere e ama le opere di Puccini ma più di tutto sogna di avere una macchina da cucire: prodigiosa invenzione capace di garantire l’autonomia economica a chi la possiede, lucente simbolo di progresso e libertà. Cucendo, la sartina ascolta le storie di chi la circonda e impara a conoscere donne molto diverse: la marchesina Ester, che va a cavallo e studia la meccanica e il greco antico; miss Lily Rose, giornalista americana che nel corsetto nasconde segreti; le sorelle Provera con i loro scandalosi tessuti parigini; donna Licinia Delsorbo, centenaria decisa a tutto per difendere la purezza del suo sangue; Assuntina, la bimba selvatica... Pur in questa società rigidamente divisa per classe e censo, anche per la sartina giungerà il momento di uscire dall’ombra e farsi strada nel mondo, con la sola forza dell’intelligenza e delle sue sapienti mani.
Narrare della sartina di allora significa parlare delle donne di oggi e dei grandi sogni che per tutte dovrebbero diventare invece diritti: alla libertà, al lavoro, alla felicità.

Bianca Pitzorno è conosciuta soprattutto come autrice di romanzi per ragazzi, ma in questo libro con delicatezza  vengono trattati moltissimi temi e tutte le storie che compongono la trama hanno il respiro della vita vera, niente sembra inventato.

Il mese di luglio si chiude con un libro che ha un titolo meraviglioso: L’annusatrice di libri di Desy Icardi.
Chi non ha mai preso un libro nuovo in mano e ne ha annusato il profumo dei fogli appena stampati? O un libro vecchio che profuma di "letto"? Desy, la protagonista addirittura legge con l'olfatto!

Torino, 1957. Adelina ha quattordici anni e vive con la zia Amalia, una ricca vedova, parsimoniosa fino all’eccesso, che le dedica distratte attenzioni. Tra i banchi di scuola, la ragazza viene trattata come lo zimbello della classe: alla sua età, infatti, non è in grado di ricordare le lezioni e ha difficoltà a leggere. Il reverendo Kelley, suo severo professore, decide allora di affiancarle nello studio la brillante compagna Luisella. Se Adelina comincerà ad andare meglio a scuola, però, non sarà merito dell’aiuto dell’amica ma di un dono straordinario di cui sembra essere dotata: la capacità di leggere con l’olfatto. Questo talento, che la ragazza sperimenta tra le pagine di polverosi volumi di biblioteca, rappresenta tuttavia anche una minaccia: il padre di Luisella, un affascinante notaio implicato in traffici non sempre chiari, tenterà di servirsi di lei per decifrare il celebre manoscritto Voynich, “il codice più misterioso al mondo”, scritto in una lingua incomprensibile e mai decifrato. Se l’avidità del notaio rischierà di mettere a repentaglio la vita di Adelina, l’esperienza vissuta le lascerà il piacere insaziabile per i libri e la lettura.
In un appassionante gioco di rimandi letterari, il romanzo di Desy Icardi racconta dell’amore per i libri attraverso la storia di una lettrice speciale. Intrecciando le vicende della zia Amalia, tra modisterie e palchi del varietà negli anni Trenta, a quelle di Adelina, che arriveranno a sfiorare il mondo dei segreti alchemici, L’annusatrice di libri ci consegna una commedia avvincente e paradigmatica sul valore dei libri sviluppata con briosa ironia e grande garbo. 

La trama è originale e ben strutturata; è una avvincente che si snoda tra il passato ed il presente. Sono i capitoli finali che mi hanno lasciato l'amaro in bocca. Ma non vi dico nulla!






 

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