giovedì 24 dicembre 2009

Con tutto l'amore che posso - Claudio Baglioni - versione 2009 Q.P.G.A.

E lungo il Tevere che andava lento lento
noi ci perdemmo dentro il rosso di un tramonto
fino a gridare i nostri nomi contro il vento
tu fai sul serio o no…
tra un valzer pazzo, cominciato un po’ per caso
tra le tue smorfie e le mie dita dentro il naso
noi due inciampammo contro un bacio all’improvviso
è troppo bello per essere vero,
per essere vero,
per essere vero


Amore mio
ma che gli hai fatto tu a quest’aria che respiro
e come fai a starmi dentro ogni pensiero
giuralo ancora che tu esisti per davvero…
Amore mio
ma che cos’hai tu di diverso dalla gente
di fronte a te che sei per me cosi’ importante
tutto l’amore che io posso è proprio niente…


Sul mondo che girò danzando un’altra ora
sparimmo stretti in fondo all’ombra della sera
stavamo lì e ci mancavamo già da allora
io e te con tutto l’amore che posso
l’amore che posso
l’amore che posso…


Amore mio
ma che gli hai fatto tu a quest’aria che respiro
e come fai a starmi dentro ogni pensiero
giuralo ancora che tu esisti per davvero…
Amore mio
ma che cos’hai tu di diverso dalla gente
di fronte a te che sei per me cosi’ importante
tutto l’amore che io posso è proprio niente…


e dopo aver riempito il cielo di parole
comprammo il pane appena cotto e nacque il sole
che ci sorprese addormentati sulle scale
la mano nella mano…

- Claudio Baglioni - 


sabato 21 novembre 2009

Un po' di più .... Claudio Baglioni


sirene di navi urlavano al vento
la radio passava le pubblicità
le labbra accostate ancora una volta
ed una carezza ancora
un filo di sole entrò nella stanza
sulla poltrona i nostri paltò
parole inghiottite e sguardi bambini
e come poterti dire che tu eri

più del vino più del pane più
della pelle delle ossa più
più dei sassi più dell'erba più
più di tanto più di tutto più
dell'inverno dell'estate più
dei cavalli del cortile più
un po' di più...

una madonnina fosforescente
e dei fiori finti sopra il comò
cercavi i collant distratta e indolente
e un giorno di più allo specchio
il frigo russava dalla cucina
e tu canticchiavi facendo il caffè
la tristezza lunga della mattina
e come gridarti amore che tu eri

più del caldo più del letto più
dei capelli delle mani più
più del pianto di un sorriso più
più di cento più di mille più
più dei soldi più dell'oro più
della piazza delle giostre più
più di un mese più di un anno più
un po' di più...

sirene di navi urlavano al vento
tu eri un po' di più ... più
più del grano più del fieno più
più dell'aria più dell'acqua più
più del cane del maglione più ...



lunedì 26 ottobre 2009

Poesie argentine: Juan Gelman

 

 

“Le mie voglie di baci e di parole

sono una stanza molto grande dove

siede assurdamente il cuore. Vale a dire, sopravvive.

Nel taglio delle sue strane correnti”.

(Juan Gelman)


Il mio cuore. Cuore indomito,
cuore pulsante.

In questo mio tumulto del cuore,

mentre aspetto, mentre ti aspetto,

tutte le finestre sono aperte:

entra la luce, entra il vento e sbatte gli scuri.

In lontananza, il mare.

 

lunedì 5 ottobre 2009

Il nostro matrimonio

E alla fine il 12 settembre è arrivato...
Sembrava lontanissimo, ma poi in un battibaleno è arrivato!
Il giorno prima, in barba a tutte le superstizioni io e il mio ancora per poco "QM" siamo stati in giro tutto il giorno per sistemare le ultime cose: le bomboniere e il tableau da portare al ristorante, piccole sciocchezze da sistemare a casa.
Alle 19 l'ho lasciato a casa e sono andata da mio fratello al negozio per ritirare la sua macchina bella pronta e lavata. Un saluto al volo alla mia amica genovese Cinzia che si è fatta 700km per stare con me in questo giorno e poi di corsa a casa.

La mia mamma non aveva voglia di cucinare e così siamo andati a mangiare una pizza. Primo brindisi d'auguri offerto gentilmente dal proprietario della pizzeria amico di mio fratello... e qualche lacrimuccia!

Andiamo a letto tranquilli. Un sonno lungo e sereno fino alle 8 del giorno dopo, quando la mia mamma mi porta il caffè a letto! Dovevo sposarmi per avere il caffè a letto!!!!!

Sono tranquilla, nonostante tutto. Metto in ordine la camera, sposto i letti per far spazio e butto fuori di casa mia madre per mandarla dal parrucchiere! E saluto le mie amiche settembrelle tenendole aggiornate :)

Iniziano ad arrivare i primi fiori... e le prime piante. Che emozione!!!!
Primi messaggini con Enrico... e aspetto di sapere quando arriva la mia sorpresa!! Gli ho fatto arrivare una dolce colazione a casa con tanto di biglietto.
E contemporaneamente la sorpresa arriva anche per me. Nella colazione c'è anche il giornale. Papà ci dice di sfogliarlo e... sorpresa: tra gli annunci a pagamento c'è l'annuncio del nostro matrimonio! Mamma mia che pazzo mio padre!!!!! :)




Mio papà e mio fratello escono per farsi belli e io dopo una doccia rinfrescante, aspetto l'estetista. Valentina arriva puntuale accolta dalla mia cagnetta insolitamente tranquilla. Ancora una volta ci ha stupiti!!!!
Dopo il trucco è la volta del parrucchiere! Arriva anche Donatella, la mia amica che mi dà una mano a prepararmi e che sarà il mio angelo custode della giornata!!!


Dopo trucco e parrucco sono pronta: Donatella mi aiuta ad indossare il mio meraviglioso abito e ... arrivano i fotografi!!!!

Esco dalla mia cameretta e trovo il corridoio, l'ingresso e il soggiorno stracolmo di piante e fiori! E al centro... un megacesto colmo di rose rosse del mio tesoro!!! ... Che meraviglia!!!!! 
Arriva Pina, la mia testimone ... adesso comincio ad emozionarmi davvero. Arriva anche mia suocera per la consegna del bouquet e per le foto di rito.

Ma è solo quando vedo Marco, il ns. amico che si offerto di farci da autista che comprendo che è davvero ora! Dobbiamo andare. Sono stata brava. Nemmeno una lacrima ma ora mi attende un'altra dura prova: l'uscita dal palazzo.
Dopo aver salutato la cagnetta, io e papà ci infiliamo in ascensore... ed eccoci giù!

Tutti i vicini sono in cortile ad aspettarmi!!! Il taglio dei nastri, fiori, riso e coriandoli bianchi! Andiamo!

Marco in macchina cerca di stemperare l'emozione chiacchierando con mio padre... ma non ci riesce. Il mio papà è più vicino alle lacrime di me!

Arriviamo in perfetto orario in chiesa. Mi fermo all'ingresso e aspetto l'inizio della marcia nuziale. E poi... comincio a percorrere la navata della chiesa. 
Cavolo!!!!! Mi sono dimenticata di abbassare il velo! Per fortuna c'è chi mi aiuta. La mia vicina di casa si avvicina e mi sistema il velo sul viso.
Adesso sono davvero pronta per arrivare all'altare! Da lontano vedo Enrico impaziente...mi aspetta!!!

Una cerimonia veloce, allegra, emozionante e davvero sentita. Un giorno scelto non per caso, ma proprio il giorno della Madonna. Santa Maria. Per avere vicino la mia nonna che so che mi è vicina anche in questo momento.
Per fortuna alla fine avevo deciso di non fare i libretti per la messa. Fra Rosario ha deciso all'ultimo momento di cambiare la lettura del Vangelo!!!! 
E dopo rideva pure come un matto!!!! Ma come sempre... aveva ragione lui!!!!!

Dopo la foto fuori la chiesa con tutti gli intervenuti siamo andati a fare le classiche foto di matrimonio (ARGH!!!) e poi... la Festa!!!

Che bella la sala tutta addobbata con i girasoli! Bellissima serata, nonostante il pianto fra le braccia di mio padre mentre ballavamo "Tu si 'na cosa grande".
Si sentiva qualche mancanza: qualche amico non è venuto... "le mie api" in versione ridotta... Ma in fondo erano tutti vicini con il cuore!!!
E se qualcuno non lo era (e lo so per certo!!!!) peggio per loro, no????

E' la nostra festa e niente e nessuno ce l'ha rovinata!!!

Il clou della serata è stata .... la torta!!!!! Un megagigantesco girasole!!! E' stata davvero una sorpresa anche per noi! Avevamo chiesto una torta a forma di girasole e Pina&Gianni (i titolari del catering) hanno davvero fatto di tutto per accontentarci!!! 
La torta nuziale era davvero stupefacente!!!




Dopo la festa MIO MARITO ed io siamo andati a dormire a casa nostra! Un'emozione incredibile sapere che da quel giorno in poi... ci saremmo svegliati insieme ogni mattina... per il resto dei nostri giorni!!!







sabato 5 settembre 2009

D'amore e d'ombra - Isabel Allende

"La baciò su una guancia
il più vicino possibile alle labbra,
col
desiderio appassionato
di rimanerle eternamente accanto
per proteggerla
dalle ombre.
Odorava di erbe e aveva la pelle fresca.
Seppe che amarla
era il suo destino inesorabile"

I. Allen

giovedì 3 settembre 2009

Mi fa male


Ti sei svegliata adesso ed hai sognato me
Mentre facevi sesso io ero sopra di te
Ti guardi intorno ma tu non mi vedi
Sono nell’aria ma non ci credi è già passato un anno da poco
Ma non puoi negarlo, nel cuore hai un buco.

Tu non sei sola lo so tu non volevi però
Se più nessuno è con te
Cerchi qualcuno, chi c’è...


Si ormai son trasparente io ti abbraccio soltanto con la mente.
Ma vorrei baciarti dappertutto e non farlo sapessi com’è brutto
Mi fa male vederti così triste mi fa male saperti
Senza me mi fa male nessuno che ti assiste
Mi fa male non stringermi a te.



E il campanello suona tu corri ad aprire, perchè?
Com’è crudele la scena lui che ti stringe a sè.
La sua mano scorre sul tuo fianco ti muovi, ti strusci contro lui
Lui nel tuo letto adesso sembra stanco
Io con te non lo ero mai.


Mi fa male vederti innamorata... mi fa male di uno
Che è così mi fa male vederti un po’ sprecata
Mi fa male che tu gli dica sì.
Ma forse ti accontenti e sai che di più
Non avrai non è così facile ritrovarci ormai nè lui
Nè altri mai ci ridaranno noi.


Mi fa male vederti innamorata... mi fa male di uno che è così mi fa male
Mi fa male che tu gli dica sì

 


- Adriano Celentano -

domenica 2 agosto 2009

Mille giorni di te e di me - Claudio Baglioni


ti presento
un vecchio amico mio
il ricordo di me
per sempre per tutto quanto il tempo
in questo addio
io mi innamorerò di te...


sabato 25 luglio 2009

Quando comincia....

“Quando comincia
davvero un viaggio
– o un’amicizia – o un amore?

Gli inizi: così affascinanti, e
così ambigui, così poco chiari.

Ma arriva sempre un
momento in cui capiamo che
siamo già, e da tempo, per
strada”.

(Katherine Mansfield)

Sì, è tutto già cominciato, sta
per cominciare. E’ già iniziato
il viaggio che mi porterà
lontano. Quel viaggio che
spero di fare – anche con te

mercoledì 8 luglio 2009

Maram al-Masri - poetessa della naïveté

 


Sei molto diverso
dagli altri
.


Il tuo segno distintivo:

il mio bacio

sulla tua bocca”.

 

(Maram alMasri)

 

Ti ho baciato, mi hai baciato.

Mi scottano ancora le labbra.

Un’impronta luminosa, fosforescente.

Cammino per strada con questo segno su di me.

Indelebile.

E ti penso, penso a te:

così lontano ormai, un’altra strada,

forse un’altra città, un’altra vita.

Ma so che anche tu li senti, quei baci che

scottano, la mia impronta su di te.

 

Dal City di oggi

sabato 6 giugno 2009

Cantine Aperte 2009

Di Enrico Bruzzano


Il vino è. Il vino è musica. Il vino è tango. Il vino è convivio. Il
vino è stato l’indiscusso protagonista del Sabato di Cantine Aperte
2009 al PAN di Napoli, il 30 Maggio 2009
.


Una coraggiosa e piacevole iniziativa giunta ormai alla diciassettesima edizione, fortemente voluta da Daniela Mastroberardino,
presidentessa, per la Campania, del Movimento Turismo Del vino. Il
sabato di Cantine Aperte è oramai un importante punto di incontro tra
estimatori, amatori del settore, professionisti e non, ed è diventato
una delle tante finestre alle quali si affacciano tanti produttori
campani, pronti sia a sfidare il mercato con nuove e coraggiose
sperimentazioni, che ad affermare nuovamente la qualità e la fama di
tanti fiori all’occhiello della vitivinicoltura campana. E come ogni
grande Evento, con la “e” maiuscola, ogni anno si rinnova e si
arricchisce di qualche piccolo particolare in piu’, che ne fa’ un
appuntamento imperdibile. Quest’anno, ben due importanti novità hanno
allietato la già piacevolissima partecipazione dei tanti appassionati!
In primis, un seminario di enogastronomia, tenuto dalla grande
professionista Michela Guadagno, ed in secundis uno
spettacolo di tango, sulla terrazza del PAN di via Dei Mille. Negli
ultimi anni, si sa, il mercato del vino è stato caratterizzato da una
spiccata tendenza verso la ricerca della qualità, e finanche i
consumatori meno esperti hanno dedicato sempre maggiore attenzione alla
scelta della bottiglia da acquistare. Si cerca sempre più di bere bene,
si affinano continuamente i criteri di ricerca e di selezione, e questo
è sembrato proprio il momento adatto per cominciare una diffusione più
ampia delle conoscenze di enogastronomia utili a trovare il perfetto
abbinamento cibo-vino, l’armonia più fine tra piatto e “divin nettare”.
E proprio in questo ambito, hanno tenuto banco la professionalità e la
competenza di Michela Guadagno, abilissima nel coinvolgere ed
interessare una platea in gran parte aliena alla terminologia più
tecnica, ma da subito partecipe e curiosa. Un seminario che ha spaziato
tra esempi di abbinamento perfetto e meno felice, facendo toccare con
mano (o meglio, con il palato) le tante sfumature delle sensazioni
gusto-olfattive scatenate da un accostamento “giusto” o troppo
azzardato con piatti tipici della tradizione napoletana. Dalla
mozzarella alla parmigiana di melanzane, passando per un ottimo gateau
di patate. Anzi, per esseri precisi e fedeli alla tradizione, si
dovrebbe parlare di “gatto’ di patate”, e sentirlo, così, davvero
partenopeo! Il Sabato al PAN si è quindi concluso con un caliente
spettacolo di tango in terrazza. Le mille emozioni di un ballo così
sensuale e travolgente non possono che accompagnare e sottolineare le
altrettanto molteplici sensazioni che i vini in degustazione hanno
saputo regalare. La danza e le note solari si mescolavano quasi senza
soluzione di continuità con le sfumature odorose e tattili dei vini
campani, e mentre la ruvidità di qualche Aglianico un po’ giovane
sembrava tenere il tempo di un incalzante ritmo argentino, nel contempo
la freschezza del Pallagrello Bianco scivolava sinuosa tra i volteggi
dei bravissimi ballerini.Magiche atmosfere, mille gusti e sapori, ed
un’umanità quanto mai varia hanno animato il salotto della “Napoli bene”, accolti con il sorriso e la professionalità dallo staff preparatissimo del Gruppo Servizi AIS di Napoli.

http://www.aisnapoli.it/

venerdì 15 maggio 2009

Per dimenticare - Zero assoluto

 

ahahah!! Oggi ho beccato questa canzone in radio! Mi ha fatto tanto sorridere :)

 

Per dimenticare


Allora quindi è vero,
è vero che ti sposerai
Ti faccio tanti, tanti cari auguri,
se non vengo capirai
E se la scelta è questa
è giusta lo sai solo tu
E’ lui l’uomo perfeto che volevi
che non vuoi cambiare più.
Ti senti pronta a cambiare vita
a cambiare casa
a fare la spesa
a fare i conti a fine mese
a la casa al mare
ad avere un figlio, un cane.
Ed affrontare suocera, cognato
nipoti, parenti,
tombola a Natale,
mal di testa ricorrente
e tutto questo
per amore.


E forse partirò
per dimenticare
per dimenticarti


E forse partirò
per dimenticare
per dimenticarmi…di te, di te, di te


E grazie per l’invito
ma proprio non ce la farò
ho proprio tanti, tanti, troppi impegni
credo forse partirò
se avessi più coraggio
quello che ti direi
che quell’uomo perfetto
che tu volevi tu non l’hai capito mai.
Io sarei pronto a cambiare vita
a cambiare casa
a fare la spesa
e fare i conti a fine mese
a la casa al mare
ad avere un figlio, un cane.
Ed affrontare suocera, cognato
nipoti, parenti,
tombola a Natale,
mal di testa ricorrente
e tutto questo
per amore.


E forse partirò
per dimenticare
per dimenticarti


E forse partirò
per dimenticare
per dimenticarmi…di te, di te, di te.
Per dimenticare, per dimenticarmi, di te, di te, di te.


 

martedì 12 maggio 2009

Io lui e la cana femmina!

 

Ieri sera, tornando a casa, mi è tornata in mente questa canzone di Baglioni!

Sarà che la mia cagnetta è femmina.... :)

Dedicato ad una persona che ha e avrà sempre un posto speciale nel mio cuore! :)

 

 

Lei e' una taccagna culona invadente
rumorosa indolente pallosa civetta....
esagerata
benedetta e' sempre stata vergine
lui e' un arcano signorino taciturno angoloso
un po' fregnone incazzoso barone bulletto.... sniffatore
benedetto e soffre il mal di macchina
quanti bastoni e sassi
volati in aria dentro gli occhi pronti
via
e le rincorse alleprate le frenate le lingue... rifiatate
benedetti io lui e la cana femmina
dietro la citta'
e un vento sulle teste
che ci annusa e va


ce ne andiamo a spasso
felici nella coda
il cuore suona
da contrabbasso
e andiamo con la vita addosso
e addosso a questa vita
come a un osso
da rosicchiare


Sarebbe meglio camminare carponi vagabondi pelosi
Di cespugli e pozzanghere padroni
Maledetti e senza avere regole
E riconoscere gli odori
saper le stagioni pisciare sopra i muri

Non lavarsi mai non essere cattivi e neanche buoni
Maledetti io lui e la cana femmina
Allupati un po'
di quest'aria puttana
che non dice no


Ce ne andiamo a spasso
felici nella coda
E il cuore suona
da contrabbasso
E andiamo con la vita addosso
E addosso a questa vita come a un osso
da rosicchiare


Uomini o animali potremmo stare bene
Da uguali anche imbarcarci in un porto

E correre a girotondo il mare
e non tornare più
Se si riuscisse a bere un bicchiere insieme

E ciucchi fin laggiù a collotorto
Sul fondale del mondo andare
ad ululare al bluà 
huo huo
huo huo

 

giovedì 16 aprile 2009

Dentro ad ogni brivido

 

Sono aperta a tutto... anche ad ascoltare le canzoni di Marco Carta!!!

E soprattutto a dire che questa canzone mi ha proprio preso!!!

E' "l'italianissima" di Radio Kiss Kiss Italia in questi giorni, per cui passa di frequente.

E' allegra, orecchiabile... il ritornello ti resta e non puoi fare a meno di canticchiarla.

 

Ecco il testo.

 


Buongiorno mia signorina
Le posso offrire un caffè
Viaggio da questa mattina
In cerca di lei

Vedo l’azzurro del mare
Nei suoi occhi così blu
Sintomi di un grande amore
Io vorrei darle del tu

Vorrei farti sognare
Portarti a ballare
Stringerti tanto da non respirare
Perdermi in ogni minimo particolare di te

Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me
Senza di me

Buongiorno mia signorina
Le posso offrire un caffè
Viaggio da tutta la vita
In cerca di lei

C’è l’infinito del mare
In quei suoi occhi così blu
E’ certamente già amore
Ed io
Vorrei darle del tu

Potrei stare a guardare
Bramarti per ore
Baciarti tanto da non respirare
Perdermi in ogni minimo particolare di te

Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me

Dentro ad ogni brivido
C’è la magia di un timido
Incontro di due mani che si sfiorano
Semplicemente un’alchimia che già ti fa sentire mia
Come vorrei
E mi sento stupido
Nella follia di un attimo
Mi sono immaginato tutto quanto
E intanto tu rimani lì
Seduta a bere il tuo caffè
Senza di me

Senza di me
Senza di me

Marco Carta - Dentro ad ogni brivido

 



 

lunedì 23 marzo 2009

oggi 23/03/2009

 

Rubo le parole ad un cantante... questa volta non è Claudio... per dirti questo:

 

Sono sicuro che
Se non ti conoscessi
E tu arrivassi ora all'improvviso
Mentre me ne sto qui a non fare niente
Immerso nella strada
Se non ti conoscessi
Dicevamo
E non avessi mai detto
Ti amo
Mai a nessuna donna prima d'ora
Per Imbarazzo
O perchè non c'era
Se non ti conoscessi
E a un certo punto
Mentre distrattamente guardo avanti
Così come si fa...
Sovrappensiero
E tu passassi ora come sei
Io per la prima volta nuovamente
Mi sentirei così come mi sento
Ancora un'altra volta nuovamente
Starei proprio così
Come sto adesso
Innamorato
Se tu apparissi ora
Come sei
Con quel tuo modo di guardare ...netto
Coi tuoi capelli
Che come un sipario
Si aprono soltanto
A chi ha il biglietto
Io nuovamente ancora un'altra volta
Mi sentirei così
Come mi sento
Incatenato nella tua atmosfera
Imprigionato
Come piuma al vento
Io per la prima volta nuovamente
Mi sentirei così come mi sento
Ancora un'altra volta nuovamente
Starei proprio così
Come sto adesso
Innamorato

 

Lorenzo Jovanotti

giovedì 5 marzo 2009

Venuto al mondo

 

Una mattina Gemma lascia a terra la sua vita ordinaria e sale su un aereo, trascinandosi dietro un figlio di oggi, Pietro, un ragazzo di sedici anni.
Destinazione Sarajevo, città-confine tra Occidente e Oriente, ferita da un passato ancora vicino. Ad attenderla all'aeroporto, Gojko, poeta bosniaco, amico fratello, amore mancato, che ai tempi festosi delle Olimpiadi invernali del 1984 traghettò Gemma verso l'amore della sua vita, Diego, il fotografo di pozzanghere.

Il romanzo racconta la storia di questo amore, una storia di ragazzi farneticanti che si rincontrano oggi, giovani sprovveduti, invecchiati in un dopoguerra recente.
Una storia d'amore appassionata, imperfetta come gli amori veri.
Ma anche la storia di una maternità cercata, negata, risarcita. Il cammino misterioso di una nascita che fa piazza pulita della scienza, della biologia, e si addentra nella placenta preistorica di una Guerra che mentre uccide procrea. In questo grande affresco di tenebra e luce, in questo romanzo intimo e sociale, le voci di quei ragazzi si accordano e si frantumano nel continuo rimando tra il ventre di Gemma e il ventre della città dilaniata.
Ma l'avventura di Gemma e Diego è anche la storia di tutti noi, perché Margaret Mazzantini ha scritto un coraggioso romanzo contemporaneo.
Di pace e di guerra.
La pace è l'aridità fumosa di un Occidente flaccido di egoismi, perso nella salamoia del benessere.
La guerra è quella di una donna che ingaggia contro la natura una battaglia estrema e oltraggiosa.
L'assedio di Sarajevo diventa l'assedio di ogni personaggio di questa vicenda di non eroi scaraventati dal calcio della Storia in un destino che sembra in attesa di loro come un tiratore scelto.
Il cammino intimo di un uomo e di una donna verso un figlio, il loro viaggio di iniziazione alla paternità e alla maternità diventa un travaglio epico, una favola dura come l'ingiustizia, luminosa come un miracolo.

http://www.margaretmazzantini.com

martedì 10 febbraio 2009

Per riflettere...

 

Da "La Repubblica" di oggi 10 febbraio 2009

 


La morte e la politica  di EZIO MAURO




Il nuovo Calvario su cui è salita Eluana Englaro e dove è morta ieri sera, è questa fine tutta politica, usata, strumentalizzata, quasi annullata nella riduzione a puro simbolo e pretesto feroce di una battaglia di potere che è appena incominciata e nell'usurpazione del suo nome segnerà la nostra epoca.

Il vero sgomento è nel dover parlare di queste cose, davanti alla morte di Eluana. Bisognerebbe soltanto tacere, riflettere su quell'avventura umana, sulla tragedia di una ragazza diventata donna adulta nella perenne incoscienza del suo letto d'ospedale, su quelle vecchie fotografie piene di vita e di bellezza rovesciate nella costrizione immobile di un'esistenza minima, inconsapevole. Voleva vivere, quel corpo che respirava? O se avesse potuto esprimersi, avrebbe ripetuto la vecchia idea di volersene andare, come aveva detto da ragazza Eluana a suo padre, molti anni fa, quando poteva parlare e pensare?

È la domanda che si fa ognuno di noi, quando è accanto ad un malato che non può più guarire, in un ospedale o in una clinica. È un'angoscia fatta di carezze e interrogativi, dopo che le speranze si sono tutte dissolte. Di giuramenti eroici - fino alla fine, pur di poterti ancora vedere, toccare, pur di immaginare che senti almeno il tepore del sole, che stringi una mano, e non importa se nei riflessi automatici dell'incoscienza. Ma è un'angoscia fatta anche di domande sul futuro, che si scacciano ma tornano: fino a quando? E come, attraverso quale percorso di sofferenza, di degenerazione, di smarrimento di sé? E alla fine, perché? C'è una vita da conservare, o in queste condizioni è un simulacro di vita, un'ostinazione, una costrizione? È per lei o è per noi che la teniamo viva?

Quegli atti inconsapevoli che in certe giornate rasserenano, e sono tutto - il respiro, naturalmente, un tremito di ciglia - altre volte sembrano una condanna meccanica, soprattutto inutile. Perché la vita è un bene in sé, ma deve pur servire a qualcosa, avere un senso.




Questo è stato per 17 anni il dramma di un padre. Accanto al letto della sua Eluana, lui è vivo, vede, ama, soffre, s'interroga, si dispera e ragiona. Diciassette anni sono lunghissimi, la speranza fa in tempo ad andarsene senza illusioni, c'è il realismo dei medici, l'evidenza quotidiana. Una figlia che ogni giorno si allontana dall'immagine della vita mentre resiste, ogni giorno è presente nel suo bisogno di assistenza ma non sente più l'amore, lo sconforto, la presenza. Nulla. È lontana e tuttavia respira, mentre il padre la guarda. Lui ricorda quel che la figlia voleva, quel che avrebbe voluto. Non so che cosa pensi, come arrivi alla decisione, se gli faccia paura l'idea di un futuro in cui lui potrebbe non esserci più, con la madre gravemente malata. Se ha ceduto, facendo la sua scelta, o se invece ha dovuto farsi forza. So che in quel padre, in questi 17 anni, si somma il massimo del dolore e dell'amore per Eluana. Questo non significa automaticamente che tutto ciò che lui decide sia giusto. Ma significa che lui ha un diritto, il diritto di raccogliere la volontà di un tempo di Eluana e di confrontarla con la sua volontà, com'è venuta maturando accanto a quel letto d'ospedale, in un percorso che lui solo conosce, e che nasce dal rapporto più intimo e più autentico di un uomo con sua figlia, nei momenti supremi.

Il padre potrebbe risolvere il problema nell'ombra, come fanno molti e come vogliono i Pilati italiani, pur di non vedere e di non sentire. Potrebbe cioè chiudere l'esistenza di Eluana nel moderno, silenzioso, neutro "rapporto" tra medico e familiare del paziente terminale. Bastano poche parole, poi un giorno uno sguardo d'intesa, un cenno del capo, e tutto finisce senza clamore. Ma quello del padre, in questo caso, non è "un problema". È la sua stessa esistenza, congiunta con quella di sua figlia, che non sanno come procedere e come sciogliersi. È una cosa infinitamente più grande di lui, che tutto lo pervade e lo domina, altro che "problema", altro che "rapporto" tra un medico e una famiglia, altro che scelte silenziose e sbrigative, purché nulla sia detto davvero, niente chiamato col suo nome. Ciò che molti dicono tragedia, in questi casi, quel padre la vive davvero, al punto da urlarla. Vuole che gli altri sappiano. Vuole che gli dicano se quel che fa è giusto o sbagliato. Lui ha deciso di chiedere allo Stato di lasciar andare Eluana. Chiede che lo Stato risponda, dunque si faccia carico, non se ne lavi le mani. Solo così, portata in pubblico, la tragedia di quella figlia servirà a qualcosa, a qualcuno, e quei 17 anni acquisteranno un senso per tutti, quasi un insegnamento. Non so se sia giusto o sbagliato. A me sembra un gesto d'amore, supremo, che nasce dal profondo di una desolazione e di un abbandono, perché l'una e l'altro non siano del tutto inutili, visto che già sono purtroppo inevitabili.

C'è qualcosa di più. Quel gesto verso lo Stato - violento: dimmi cosa devo fare, dimmi come posso fare, dimmi qualcosa, io sono solo ma resto cittadino e ho il diritto d'interpellarti - è un gesto che nasce dall'interno di una famiglia. Strano che nessuno lo abbia detto. Quel padre fa la spola tra una moglie malata gravissima e una figlia incosciente da un numero d'anni che non si possono nemmeno contare. Nessuno ha nemmeno il diritto, da fuori, di immaginare il suo tormento, il filo dei pensieri, la disperazione che deve tenere a bada mentre guida, mentre telefona, quando prova a dormire. Tra moglie e figlia, giorno dopo giorno, lui tiene insieme la sua famiglia. Ciò che resta, certo. Ma anche: ciò che è. Esiste forse una famiglia italiana, in questo 2009, più "famiglia" di questa? Lui parla con le sue due donne, ogni tanto con parole inutili, più spesso nella mente. Provano a ragionare insieme, è finzione, certo, ma è la cosa più vicina alla realtà, è l'unica possibile perché la famiglia esista non solo a livello fisico, delle due presenze malate in clinica con l'uomo lì accanto, ma anche a livello spirituale, come comunione possibile: anni insieme, gioie, speranze, amore, abbracci, progetti, un modo di pensare, di sentire, un modo di essere comune. La decisione che il padre prende, la prende in nome della sua famiglia. Non per sé, per tutti. Fa spavento pensare a questo, e poi pensare al futuro, ma è l'unica verità possibile. L'unica cosa autentica.

Quella famiglia, a un certo punto, dice che l'esistenza di Eluana, così com'è ridotta, deve finire. Nessuno può sapere se nella sensibilità acutissima della sua solitudine tra le due donne il padre ha deciso così perché lo ritiene un ultimo gesto d'attenzione, una cura estrema e finale per quella figlia; oppure perché non ce la fa più. Se lui non ce la fa più, è la famiglia che si ferma, che non può andare oltre. Loro sono insieme: ancor più negli ultimi diciassette anni. L'unico modo per non prendere su di sé tutto il peso di questa decisione, per il padre è quello di decidere in pubblico. Come se questo Paese fosse in grado - ben al riparo dalla tragedia, naturalmente - non solo di compatire, come sa fare benissimo, soprattutto in televisione. Ma per una volta, di condividere.

Il padre si aspettava la discussione, la polemica, gli attacchi e anche gli insulti. Aveva scritto una lettera a "Repubblica", l'altro giorno, che poi ha voluto rinviare ancora. Chiedeva di attaccarlo liberamente, purché si accettasse di discutere davvero la grande questione del cosiddetto caso Englaro. Domandava soltanto di risparmiare la morbosità degli sguardi e delle curiosità sugli ultimi istanti di Eluana. Negli ospedali, diceva, nelle corsie, a un certo punto si tira una tenda per riparare il momento finale di chi sta morendo.

Quel che il padre non poteva prevedere, era l'altra morbosità, più feroce: quella della politica, della destra italiana. Prima l'inverosimile conferenza stampa di Berlusconi, che usava più di metà del tempo per attaccare il Capo dello Stato in nome della potestà suprema e incondizionata del governo, e quando parlava di Eluana - dopo aver detto di non volersi assumere la responsabilità della sua morte - arrivava a pronunciare frasi offensive: il "figlio" che la ragazza potrebbe avere, il "gravame" a cui il padre vorrebbe rinunciare. Poi l'attacco alla Costituzione, come se una tragedia fosse fondatrice del diritto. Infine, ieri, alla notizia della morte di Eluana, il peggio, qualcosa a cui non volevamo credere. Berlusconi che punta dritto sul presidente Napolitano come responsabile diretto della tragedia ("l'azione del governo per salvare una vita è stata resa impossibile"), un gesto di violenza politica senza precedenti in democrazia, nel linguaggio tipico dei regimi contro i dissenzienti, quando si mescola politica e criminalità. Subito seguito dall'amplificazione di personaggi minori e terribili, come Quagliarello che parla di "assassinio", Gasparri che minaccia dicendo quanto pesino "le firme messe e non messe". Borghezio che chiama in causa i "dottor morte" colpevoli di "omicidio di Stato", anche da "altissime cariche istituzionali".

È miserabile sfruttare una morte per trarne un vantaggio politico. È vergognoso trascinare il Capo dello Stato sul terreno della vita e della morte per aver esercitato i suoi doveri di custode della Costituzione. È umiliante assistere a questo degrado della politica. È preoccupante scoprire qual è la vera anima della destra italiana, feroce e crudele nella cupidigia di potere assoluto, incurante di ogni senso dello Stato, aliena rispetto alle istituzioni e allo spirito repubblicano, con l'eccezione ogni giorno più forte e più netta del presidente della Camera Fini.

Con la strumentalizzazione di una tragedia nazionale e familiare, e con gli echi cupi di chi tenta di trasformare la morte in politica, è iniziata ieri sera la fase più pericolosa della nostra storia recente per le sorti della Repubblica.