venerdì 14 ottobre 2011

Cecità - José Saramago

Terminato oggi mentre ero in attesa al centro di radiologia per fare un’ortopantomografia.
Mi mancavano poche pagine e sapendo di dover aspettare un po’ mi sono portata dietro il libro.
Quando termino un libro in genere mi domando: che cosa mi ha lasciato?
Uhm… prima reazione: rabbia. Ma non per la storia, per la trama o per le tematiche trattate. Ma per l’uso della punteggiatura!!!
Avrà pure vinto il premio Nobel… ma io la lettera maiuscola dopo una virgola proprio non la sopporto!  
In questo romanzo i dialoghi non sono introdotti dai classici due punti e dalle virgolette aperte e poi chiuse. Tutti i dialoghi sono separati dalla virgola seguita da una maiuscola.

La storia è terribile: in una città mai nominata, in un tempo indefinito tutti diventano ciechi. I primi a diventare ciechi vengono chiusi in un ex manicomio perché il Governo teme il contagio. E lì che i protagonisti vengono fuori e si presentano con le loro caratteristiche principali.
Non c’è mai nel romanzo un nome proprio, i personaggi sono identificati con espressioni impersonali (la moglie del medico, la ragazza dagli occhiali scuri).
In quarantena, prigionieri, terrorizzati, abbandonati a loro stessi, i ciechi regrediscono allo stato brado e anarchico.
Parallelamente con la perdita della vista procede la perdita della loro umanità, la cecità degli occhi affianca  quella dell’anima. Ed è questo il tema principale del romanzo.

Un libro duro, violento crudo “angoscioso”. E’ questa la sensazione più viva che resta.
Angoscia che possa capitare la stessa cosa anche a chi legge e angoscia per l’umanità che va allo sbaraglio. E dato il particolare momento storico è ancora più forte.
Una cosa mi ha molto colpito: fra i personaggi del romanzo non si sviluppa mai una vera solidarietà.
Solidarietà che invece si sviluppa tra le protagoniste femminili, che in seguito al trauma dello stupro collettivo da parte dei ciechi malvagi, formano quasi una nuova comunità capitanata dalla moglie del medico che è l’unica in un mondo di ciechi a non aver perso la vista. E’ lei il personaggio positivo del romanzo  che si fa carico del gruppo e li aiuta e li guida.

Dal romanzo:
Secondo me non siamo diventati ciechi, secondo me lo siamo, Ciechi che vedono, Ciechi che, pur vedendo, non vedono
                        

2 commenti:

  1. A me ha lasciato un senso d'ansia e d'angoscia. Hai ragione è terribile leggere senza punteggiatura!

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  2. Il grande Saramago è/era così...io lo trovo geniale. Riesce a tenerti incollato alle pagine pur con questa strana punteggiatura e senza un nome proprio di persona. Mi sono piaciuti anche altri suoi libri (forse li ho letti tutti)e continuo a pensare che fosse e rimane un genio.

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mi fa piacere sapere cosa ne pensi...